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I Dati Del Rapporto Annuale 2020 Di Assofranchising

E’ recente la pubblicazione del Rapporto Assofranchising Italia, che ogni anno descrive “lo stato dell’arte” del franchising nel nostro Paese. Una fonte preziosa, sia per il rigore nella raccolta ed elaborazione dei dati che per quello metodologico con cui vengono condotte le successive analisi. In questo lavoro del 2020, tuttavia, l’indagine mostra la sua limitata capacità di fornire elementi interpretativi della realtà che stiamo vivendo. Il 2019 che viene fotografato in questo documento, pur molto vicino temporalmente, ci appare ormai lontanissimo, almeno in termini di accadimenti e di scenari. Il quadro rappresentato è complessivamente più che positivo ma, purtroppo, risulta totalmente superato dagli eventi.  E’ un po’ come dire: “Da tutti gli esami clinici effettuati il soggetto era in buona salute, prima di venire infettato e di ammalarsi gravemente”.  Tutto ciò premesso, prendiamo da questi indicatori gli spunti che ci possono fornire per descrivere l’oggi e ipotizzare il domani.

GLI INDICATORI DEL 2019

Al termine dell’anno scorso risultavano operative (con almeno 3 unità dirette o affiliate) 980 reti di franchising, su circa 1400 marchi censiti e monitorati da Assofranchising. Di queste, 880 reti erano italiane, 71 master di franchisor stranieri in Italia, 29 reti di franchisor stranieri (o comunque con sede all’estero) operanti in Italia con singole unità affiliate. Rispetto al 2018, la crescita quantitativa risultava del 4%. Anche il giro d’affari complessivo, di circa 26 miliardi di € nel 2019, era in aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Buoni numeri anche in termini di unità affiliate, passate a 56.441 (+4,7%) e di addetti occupati (271.150, +5%). In sostanza, emergeva il ritratto di un sistema solido, in grado di incidere positivamente sull’economia del nostro Paese.

ANDAMENTO PER MACRO-SETTORI

-Il comparto dell’ABBIGLIAMENTO nel 2019 è rimasto stabile, con 189 reti attive. Il giro d’affari complessivo era composto per 1,7 miliardi di euro dall’abbigliamento uomo-donna, per quasi 1,3 miliardi da abbigliamento, scarpe e accessori da bambino, per 1,4 miliardi dall’intimo e per 1,3 miliardi dagli accessori moda.

-In crescita (+1,7%) il comparto dei SERVIZI, che contava 239 marchi nel 2019 e rappresentava il 24,4% del totale delle reti in Italia. In questo contesto le Agenzie e i servizi immobiliari incidevano per 1, 25 miliardi di euro di ricavi, i viaggi e turismo “resistevano” con un giro d’affari di 1,1 miliardi, i Servizi Postali erano al terzo posto con 0,3 miliardi di fatturato .

– in aumento (+3,3%) in termini di franchisor anche il COMMERCIO SPECIALIZZATO, che alla fine del 2019 rappresentava una quota del 12,7% sul totale delle reti e registrava 125 reti attive.

-in deciso sviluppo (+4,1 %) il settore della RISTORAZIONE che nel 2019 risultava essere il terzo per importanza nell’intero panorama del franchising, con una quota del 18,3% di insegne sul totale. Un comparto nel quale pizzerie, fast food, ristorazione etnica e a tema producevano un giro d’affari di 2,4 miliardi di euro (secondo solo a quello realizzato dalla GDO in catena).Bar, gelaterie, caffetterie, yogurterie, pasticcerie, chioschi, pub ed enoteche generavano 0,45 miliardi di euro, con un incidenza del 1,7% sul fatturato complessivo del sistema franchising.

-anche il comparto BEAUTY, CURA E BENESSERE DELLA PERSONA registravanel 2019 un incremento (+1,9 %) contando 110 reti operative, con una incidenza dell’11,2 % sul totale dei franchisor. Estetica, palestre e parrucchieri complessivamente sviluppavano un giro d’affari di 0,43 miliardi di euro; erboristeria, dietetica e parafarmaceutica incidevano per 0,26 miliardi di euro; cliniche, servizi ambulatoriali e prodotti per la salute sviluppavano 0,18 miliardi di euro; cosmetica e profumeria generavano 0,18 miliardi di euro.

-il settore CASA è rimasto stabile rispetto all’anno precedente con un totale di 47 reti attive sul territorio nazionale. Tessile, mobili, complementi d’arredo, oggettistica generavano 0,93 miliardi di euro, con una incidenza del 3,6% sul fatturato globale del sistema.  

-il comparto della GDO è rimasto invariato nel 2019 in termini di reti operative (43). Questo piccolo numero di insegne sviluppava tuttavia il 35,5% del fatturato complessivo del sistema franchising. La somma del giro d’affari della “GDO food” (7,8 mld) e di quella “non food” (1,4 mld) assommava infatti oltre 9 miliardi di euro alla fine del 2019.

INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA FRANCHISING

Interessanti e incoraggianti anche i dati relativi ai rapporti Italia/estero. Nel 2019, a fronte dei circa 100 marchi stranieri che si stavano sviluppando nel nostro Paese, erano 178 i franchisor italiani che provano a farsi largo nei mercati internazionali (+ 1,8% rispetto al 2018). Si contavano più di 11.000  affiliati all’estero di franchisor italiani, con una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente. 

PRIMA DELLA PANDEMIA E DOPO

Insomma, i numeri del 2019 lasciavano ben sperare sia nei vari comparti dell’economia interna che sul versante della internazionalizzazione dei nostri marchi. I fatti del primo semestre del 2020 hanno stravolto sia lo scenario esistente che le tendenze emergenti, producendo effetti drammatici sull’economia nazionale (ma anche internazionale, ovviamente). Di conseguenza, un sistema vitale per il commercio e la distribuzione di prodotti e servizi nel nostro Paese come il franchising, non poteva che risentirne in modo significativo. E’ ancora un po’ presto per fare la conta dei danni, che comunque non sono della stessa entità per tutti i settori, i progetti e le insegne. 

SITUAZIONI DIVERSE DA INSEGNA AD INSEGNA

Addirittura, ci sono franchisor che escono dalla crisi sanitaria rafforzati nei fatturati e nella consapevolezza della loro forza anti recessiva (solo a titolo di esempio: GDO food, food delivery, alcuni servizi di consegna, …). Ad alcuni marchi lo stop forzato e l’azzeramento delle vendite di un intero trimestre è invece costato molto, ma non così tanto da mettere a rischio la sopravvivenza dei singoli affiliati o dell’azienda affiliante. Per altri, infine, la pandemia potrebbe aver inferto il colpo di grazia, magari a fronte di uno stato di difficoltà pre-esistente. Sarebbe interessante avere già a disposizione il Rapporto Assofranchising del 2021, quello relativo al 2020, perché in quel caso avremmo informazioni certe in merito all’impatto che ha avuto la crisi sanitaria sul sistema franchising italiano e sulle singole reti. Quanti franchisee hanno riaperto le saracinesche e ricominciato la propria attività? Quanti franchisor hanno limitato le perdite e sono oggi nella condizione di affrontare le sfide della seconda metà del 2020 e del 2021? Lo vedremo e sapremo dirlo, ovviamente, solo più in là.

COME HA REAGITO LA FRANCHISING COMMUNITY DI AFFILYA

Quello che possiamo riportare, in mancanza di dati di consuntivo, sono sensazioni che provengono dall’osservatorio privilegiato della Franchising Community di AFFILYA. Decine di aziende affilianti e centinaia di candidati all’affiliazione, con i quali ci siamo confrontati in questi mesi difficili, ci hanno confermato la volontà di ripartire, di investire, di cercare spazi di mercato e nuove opportunità. Che certamente non mancheranno, in uno scenario post-Covid che mostra già segnali di ripresa, sia pur a macchia di leopardo, sia in termini di settori che di aree geografiche. Le aziende più strutturate sono già oltre la crisi, proiettate con i propri affiliati a cogliere tutti i segnali dei mutamenti della domanda e ad adattarsi rapidamente. Nei prossimi mesi si assisterà di certo a profondi cambiamenti nel panorama distributivo: tante le chiusure ma anche molte le nuove aperture, che sfrutteranno le location migliori lasciate dai competitor. Si libereranno spazi commerciali appetibili, si dovrà ridisegnare l’intera geografia della grande distribuzione e dei centri commerciali. Le risorse non mancano: sia quelle umane che quelle economiche. Affilya, con la sua Franchising Community, il suo team di esperti e di partner qualificati è al fianco dei franchisor e degli investitori in questa opera di vera e propria “ricostruzione”.  L’obiettivo è quello sfruttare al meglio tutte le potenzialità della formula franchising, che sono state addirittura valorizzate da questa particolare contingenza.

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