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Franchising: Quali Sono I Pro E I Contro?

Molti dicono di sapere cos’è il franchising, ma pochi ne conoscono veramente i pro e i contro. 

 

Qualche tempo fa il centro studi di Affilya, in collaborazione con alcuni franchisor, ha effettuato una indagine sul livello di informazione e sulla percezione delle persone che, alla ricerca di opportunità di impresa, si imbattono per la prima volta in questa formula. 

Dei 1034 intervistati, 819 hanno risposto affermativamente alla domanda “Sei interessato al franchising?” mentre 215 sono state le risposte negative. Alcuni di loro, 484, si sono resi disponibili a fornire una o più motivazioni della loro risposta positiva o negativa. Ne è uscito un interessante spaccato di ciò che pensa del franchising una tipologia di persone che manifesta per la prima volta la propria attenzione nei confronti di questo sistema. 

Dalle affermazioni spontanee degli intervistati emergono preconcetti, difetti e pregi a riguardo del franchising, ma anche vere e proprie “leggende metropolitane”.

 

PRECONCETTI

  1. “In passato ho subito una truffa, nel franchising sono tutti uguali, non voglio ricascarci” 
  2. “Ho saputo di esperienze negative con il franchising” 
  3. “Il contratto, con tutte quelle clausole, mi fa paura”
  4. “Il franchising è poco conveniente per chi intraprende una nuova attività”
  5. “I costi iniziali (le fee) e quelli continuativi (royalties), non sono mai proporzionati rispetto agli apporti del franchisor e ai vantaggi che si possono ottenere “
  6. “I vincoli del franchising non vanno d’accordo con la mia voglia di indipendenza”
  7. “Avendo già esperienza nel settore penso di non aver bisogno del franchising per aprire una nuova attività” 
  8. “Il franchising porta solo costi iniziali maggiori e vincoli, preferisco spendere meno e operare in piena autonomia”

 

CONTRO

  1. “I costi fissi del franchising non sono sostenibili”
  2. “Un franchising spesso richiede un impegno totale, incompatibile con l’attività part-time che vorrei fare io”.
  3. “Voglio un attività che porti il mio nome”
  4. “Mi piacerebbe affrontare l’attività da solo e dire un giorno:” l’ho fatta con le mie mani”: Nel franchising devo comunque dividere il successo con qualcuno.”
  5. “Mi interessano unicità e originalità, vorrei proporre il mio gusto e il mio stile. Non mi piacciono l’omologazione e la standardizzazione imposti dal franchising. E’ un sistema impersonale, non creativo.”
  6. “Vorrei sentirmi più libero di gestire i tempi e i metodi del mio lavoro” 
  7. “Chi si mette in proprio vuole trarne il massimo profitto e non dare percentuali o corrispettivi ad un franchisor”
  8. “Il franchising non è roba da imprenditori, io invece voglio una attività per conto mio”

 

PRO

  1. “E’ un volano in più per la mia attività”
  2. “Con il franchising è più facile avviare una nuova impresa”
  3. “Con il franchising l’impronta iniziale c’è già, quindi il successo è più facile e a portata di mano”
  4. “Sono contro l’improvvisazione e a favore degli “esperti” nel settore”
  5. “Sarei affiancato da professionisti, eviterei gli errori dei dilettanti allo sbaraglio”
  6. “Collaborare con persone esperte e di successo mi farebbe crescere professionalmente”
  7. “Ad un marchio già affermato i clienti danno più fiducia”
  8. “All’inizio, quando ancora non ti conosce nessuno, un marchio noto e il fatto che l’affiliante sia già esperto, sono una garanzia per il cliente finale.” 

 

COSA EMERGE?

 

Dunque, tra i “pregi “attribuiti al franchising sembrano sufficientemente acquisiti quelli legati all’esperienza dell’affiliante, alla sua professionalità, alla formazione iniziale, al supporto che si può ottenere nella fase di avvio e anche alla possibilità di sfruttare un concept sperimentato e di successo. Discreta anche la comprensione della maggiore facilità ad avviare l’attività grazie alla notorietà della marca, che dà più credibilità e fiducia alla potenziale clientela rispetto all’anonimato della singola impresa … 

Bene, insomma, ma non benissimo!   

In particolare nel campione dell’indagine pochi paiono essersi accorti dei vantaggi continuativi della collaborazione: economie di scala, prodotti e servizi meglio selezionati, più sperimentati e di successo, forza di gruppo, formazione continua e crescita professionale accelerata, metodologie e procedure consolidate, software, attrezzature e sistemi operativi all’avanguardia, strategie e strumenti di marketing evoluti, competitività complessivamente superiore. 

Non stupisce allora che, scarseggiando la comprensione della consistenza del “valore aggiunto” del franchising, emergano da parte degli intervistati soprattutto i “difetti”: in particolare quelli legati ai costi, iniziali e continuativi. 

Dietro all’affermazione “costa troppo”, tuttavia, si possono leggere esigenze e aspettative diverse. Talvolta la scarsa conoscenza di un settore porta alla sottovalutazione delle spese di avviamento dell’attività. Chi sta progettando di mettersi in proprio spesso non è consapevole degli impegni economici effettivi e del tempo richiesto o che richiederà l’impostazione del nuovo business… In qualche altro caso non si hanno ben chiari i vantaggi, anche economici, che fanno da contropartita ad una fee d’ingresso o a delle royalties…  Tra gli intervistati poi, c’è chi si accontenterebbe di condurre una attività in proprio poco impegnativa, libera da vincoli e da obblighi verso sé stessi e verso i franchisor. Per chi la pensa così, il franchising non va certo bene, perché costringe l’aspirante imprenditore a riflettere su tanti aspetti critici: entità degli investimenti, impegno nella gestione, obiettivi da raggiungere per giustificare l’avvio e la continuazione dell’attività di impresa. Alla radice di questo modo di pensare c’è, a nostro avviso, una scarsa valutazione dei rischi connessi al “mettersi in proprio”. Molti si fermano prima, considerando già un successo poter raggiungere l’obiettivo di “aprire bottega”. Questa sorta di “miopia” è probabilmente dovuta alla scarsa cultura imprenditoriale, che non permette di valutare a fondo l’importanza di avere tra le mani un progetto che abbia le caratteristiche per partire bene, ma soprattutto la forza per funzionare nel tempo. Valore fondamentale, come ben sanno gli addetti ai lavori, dei migliori progetti di franchising. La sottovalutazione dei rischi di impresa è invece alla base di molte delle “rivendicazioni “di autonomia del campione statistico: “Voglio il mio nome, voglio farcela da solo, voglio affermare la mia creatività e il mio stile, voglio gestire il mio tempo, voglio usare i miei metodi …”.

Un orgoglio ed una volontà di autodeterminazione legittimi, ma piuttosto anacronistici nei mercati di oggi, così spietati con ogni iniziativa che non sia fin da subito professionale, esperta, efficiente e competitiva. In questi casi è fortissimo il rischio che, rifiutato il franchising, questi aspiranti imprenditori vadano ad aumentare la triste contabilità dei “fallimenti istantanei”, così pesante tra le start up degli ultimi anni. Altro interessante spunto che viene dalla indagine è dato dalla lista dei preconcetti e delle “leggende metropolitane” legate al franchising. La formula ha ottenuto crediti di fiducia da chi l’ha utilizzata con successo, ma sicuramente nel tempo ha accumulato pesanti fardelli di sfiducia e disaffezione da chi si è imbattuto più o meno direttamente in iniziative truffaldine, fallimentari o semplicemente di scarsa qualità. Tutto ciò si traduce nella “paura della fregatura”, nel desiderio di evitare i vincoli tipici di questo contratto, nella preoccupazione di pagare un prezzo sproporzionato rispetto a quanto si riceve dal franchisor. Un altro preconcetto duro a morire riguarda chi ha già una esperienza nel settore. Gli addetti ai lavori sono quasi sempre convinti di “non aver bisogno” del franchising. Come spiegare a questi interlocutori che il franchising è molto di più rispetto al semplice insegnamento di un mestiere e che il know-how è tanto di più che la sola formazione iniziale?  Di nuovo siamo ad una lettura “miope” della formula, tutta concentrata sull’avvio dell’attività e poco in grado di vedere i grandi vantaggi di una collaborazione di lungo periodo. Il risultato è che il potenziale affiliato, non comprendendo il valore aggiunto di questo sistema, non riesce a trovare alcun buon motivo per fare a meno di parte dei suoi profitti in favore dell’affiliante. 

 

FALSI MITI

Per concludere, un breve commento su un paio di “leggende metropolitane”, emerse dall’indagine. “Per un giovane come me, il franchising è meglio” si è sentito dire da qualche intervistato. Noi addetti ai lavori dobbiamo assumerci la responsabilità di aver divulgato una immagine del franchising lontanissima dalla realtà. Continuando a dire che il” franchising è per i giovani” non facciamo un buon servizio né al franchising né ai giovani. Il franchising non è né per i giovani né per i vecchi: è, semplicemente, per chi, a qualunque età, ha spirito e attitudine imprenditoriale e vuole fare impresa in modo vincente.  Altra leggenda, dura da sfatare: “Per iniziare, il franchising mi sembra più adatto”, come se il franchising non fosse altro che un affare per “principianti”, per qualcuno che inizia a farsi le ossa e poi, appena ha imparato, va per conto suo. Tutt’altro!  Il prezioso know-how dei franchisor non è un regalo “usa e getta” per qualche furbetto, ma al contrario costituisce il vero valore aggiunto per chi ha l’intenzione di fare una attività in proprio nel migliore dei modi e, possibilmente, di farla per tutta la sua carriera imprenditoriale.

In conclusione, l’indagine ci dice che c’è ancora molta strada da fare per sfatare i miti, superare i pre-concetti, evidenziare i reali rischi e i difetti ma anche far conoscere ed apprezzare il franchising alla platea più ampia di imprenditori, o aspiranti tali, per quelle che sono le sue vere prerogative.

Una mission, di formazione, informazione e conoscenza, che Affilya porta avanti con la sua Franchising Community.

Il Team Affilya

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